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Nelle sale “5 (Cinque)” film diretto da F. M. Dominedò
(Inserito da: Redazione il 23/06/2011 alle 15:55:24, in Eventi, linkato 854 volte)
Fare cinema indipendente vuol dire fare i conti con budget e tempo limitati, con problemi organizzativi, meramente logistici e di reperimento del cast al di fuori dei grandi nomi. D’altro canto però, essere svincolati da produttori estremamente esigenti e influenze esterne al processo creativo, permette una grande libertà di sperimentazione. Se poi il film è girato con amici, finanziato da un attore che crede tanto nel progetto da investirci personalmente, e supportato da un quartiere intero, allora il progetto è già per metà riuscito. Dal 24 giugno nelle sale esce “5 (Cinque)”, regia di Francesco Maria Dominedò, prodotto da Valter D’Errico con Matteo Branciamore, Stefano Sammarco, Christian Marazziti, Alessandro Tersigni e Alessandro Borghi ad interpretare i cinque amici protagonisti di questo “fumettone”, come lo definisce scherzosamente Dominedò. Il film, tratto da una storia vera, è ambientato al Quarticciolo, quartiere popolare di Roma. I cinque protagonisti si conoscono al riformatorio, dove stringono un patto di sangue a suggellare la loro amicizia. Anni dopo i cinque si ritrovano per le mani un affare più grande di loro: una rapina, milioni di Euro, una valigetta dal contenuto misterioso. Da qui la spirale in discesa, il traffico di droga, la perdita di controllo, la caduta libera.“Il film è stato realizzato con pochi soldi, meno di 400.000 Euro, il costo di 15 minuti di un film italiano, e tutti sono stati pagati”, precisa Dominedò. “Con il pretesto di un gangster movie volevamo fare un film sulle scelte, sull’amicizia, non sul sociale”, dice sempre il regista, “non avevamo un ufficio, usavamo quello che c’era, ci appoggiavamo spesso da amici. Avevamo poco tempo, pochi soldi e dovevamo girare circa 15 scene al giorno, una corsa folle”. Il film non ha avuto nessun finanziamento statale, né dalle tv, Valter D’Errico ha messo tutto di tasca sua, chiedendo prestiti alle banche, ai parenti “e si è venduto pure la macchina e l’orologio. Il film rimanda molto a ‘Romanzo criminale’, è vero, ma non è a quello che mi sono ispirato, ma ai poliziotteschi degli anni ‘70, a Fernando Di Leo”. A chi insiste con il paragone con “Romanzo criminale” e su alcune lacune narrative il regista risponde, con grande umiltà e scioltezza: “Quello è un grande film, con un grande cast, un grande budget. Noi siamo un piccolo film, questa è un’opera prima, e a causa dei limiti di tempo alcuni passaggi sono stati semplificati”.Scherza molto Dominedò, Branciamore e gli altri lo seguono complici, in un’atmosfera gioviale ma anche emozionata. “Io mi sono divertito molto”, dice Branciamore, “lo rifarei cento volte. Purtroppo in Italia se fai ‘I Cesaroni’ sei Marco Cesaroni a vita. Ma è un problema di molti, non sono certo il primo”. Nel cast anche Giorgia Wurth, che interpreta Lissy “una perdente, un ruolo che mi è piaciuto molto. I vincenti sono antipatici”, Emma Nitti, nota anche come Grace Hall, star del burlesque italiano, cantante e attrice, Francesco Arca, Angelo Orlando, Francesco Venditti, Giada De Blanck. Il film, con la dovuta cautela, ricorda un po’ Tarantino: i contorni netti, le scene assurde, estremizzate, un po’ pulp. Un film di pancia, con i suoi pregi e i suoi difetti. Una sfida, un’impresa tosta a cui tutti hanno partecipato, in cui tutti hanno creduto e investito, soprattutto Valter D’Errico: “La realizzazione del film ha richiesto molta fatica, tanta fiducia, ma per l’arte, per il cinema, questo è dovuto”.
Articolo a cura di Francesca Pavano di Lab Creativity
Fotoservizio realizzato da Marco Del Greco
Si ringrazia la gentile collaborazione di Francesca Piggianelli
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