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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
(Inserito da: Redazione il 30/01/2012 alle 20:59:40, in Eventi, linkato 898 volte)
Ha preso il via lunedì 30 gennaio la seconda edizione di Contest Il Documentario in Sala, e non potevamo immaginare miglior inizio per una rassegna che mette al centro della sua proposta il tema delle Memorie di proporre un omaggio alla figura di Vittorio De Seta, recentemente scomparso.L’iniziativa, oltre che inaugurare la rassegna di Documentari che si protrarrà fino a Maggio 2012 nelle sale del Nuovo Cinema Aquila, è parte integrante dell’evento Vittorio De Seta – Diario di un maestro di Cinema che, a partire dal 14 Gennaio e oltre la scadenza prevista inizialmente per il 1 Febbraio, sta proponendo su 18 schermi in città il cinema e le riflessioni di un cineasta realmente indipendente. Tutto il programma della serata ha ruotato attorno la figura del maestro, dalla presentazione del nuovo progetto della Todomodo, che già nel passato con il meraviglioso documentario I Malestanti trent’anni dopo, ci aveva riproposto i protagonisti di Diario di un Maestro, alle clips estratte da I Diari del Novecento ideati e diretti da Stefano Grossi, al reading di Giorgio Colangeli apprezzato e riconosciuto attore teatrale innamorato del cinema di autore, che legge Diario di lavorazione di Un Uomo a metà, per concludere con il bellissimo documentario di Salvo Cuccia Detour De Seta, che è stato in sala a introdurre il film.
Articolo a cura dell’Ufficio Stampa Nuovo Cinema Aquila
Fotoservizio realizzato da Marco Del Greco
© PerLaComunicazione.com - Riproduzione riservata
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(Inserito da: Redazione il 30/01/2012 alle 14:54:41, in Eventi, linkato 702 volte)
Il primo film da regista di Emiliano Corapi racconta la storia di un piccolo imprenditore ligure in difficoltà, che inizia a fare il corriere per una potente organizzazione criminale. Alla moglie che lo ama e ha sempre apprezzato la sua onestà, l’uomo nasconde i motivi reali dei viaggi. Finché l’arrivo di un altro gruppo di malviventi, interessato al carico illecito che sta per trasportare, non lo costringe a pagare il prezzo della sua scelta. Il film indipendente, girato a basso costo, non finanziato dalle istituzioni, alle quali il regista si è rivolto più volte, in uscita con copie limitate, nasce, come afferma lo stesso regista, da un articolo di giornale di anni fa dove si raccontava che la criminalità organizzata, per i suoi trasporti illeciti, si avvale non più di criminali, ma di persone ordinarie, che sono disposte a tutte pur di sbarcare il lunario; tutto ciò viene trasposto in un film di tensione, non puramente di genere, ma con spessore drammatico, che racconta la vicenda umana sullo sfondo del film e che evidenzia il tema centrale del film: il bisogno di mantenere integro il proprio bagaglio di valori e la propria identità. Continua Corapi, che la sua opera prima è un po’ lo specchio dei nostri tempi, dove viene spesso sollecitata la parte più debole dell’essere umano, per il quale fare scelte corrette diviene sempre più faticoso. Nel film inoltre le tematiche sociali si intrecciano con il thriller e nel fare ciò la perfetta sintesi è stata trovata nella rappresentazione quanto più realistica della realtà, attraverso un uso ragionato della macchina da presa, della fotografia, delle location di partenza volutamente ligure. L’avvicendamento tra i due personaggi è centrale secondo il regista, hanno entrambi drammi simili alle spalle, con il personaggio di Liotti un po’ più evoluto nel suo dramma, che cerca un suo riscatto per ritrovare un po’ di se stesso, per cercare di sopravvivere a se stesso. Ed è proprio il bravo Liotti che con forza afferma il ruolo del suo personaggio (Sergio), inteso anche come proiezione futura di quello di Marchioni (Alberto). È proprio sul dramma dei due personaggi che focalizza il tutto il regista, che conferma la diversità tra i due, con Alberto poco smaliziato, poco svelto, e consapevole del rischio che corre, Sergio invece no, se non dopo il fattaccio. Il bravo Marchioni, con l’inflessione ligure del suo personaggio, conferma che è partito proprio da questo lavoro sulla dizione la rappresentazione dell’“essere normale” di Alberto, cosa peraltro molto difficile per un attore quella di rappresentare la normalità. Ma la caratteristica che da forza al film, secondo Marchioni, che rivendica con forza insieme a Liotti il coraggio nel produrre un film indipendente di questo genere, con questo limitato budget, è che a livello di scrittura, se per Alberto si sa tutto, per Sergio si sa molto meno; si racconta una piccola parte di tutti e due, cercando di far sforzare lo spettatore per entrare in tutto quello che non c’è. Si vede benissimo che tutto il cast ha sposato in pieno il progetto, rivelando addirittura che il loro cachet si è semplicemente limitato al solo rimborso. Non esiste nessun tipo di effetto speciale, soltanto tanta bravura e tanto coraggio nel mettere in scena delle persone normali, che vivono al ciglio del vortice, con le proprie paure e con la fatica di mantenere intatte le proprie integrità, e non degli eroi.
Articolo a cura della Redazione Web EcoDelCinema.com
Fotoservizio realizzato da Marco Del Greco
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(Inserito da: Redazione il 22/01/2012 alle 19:35:21, in Eventi, linkato 704 volte)
Si è ripetuto anche quest’anno, facendo slittare l’appuntamento alla domenica successiva al giorno di festa, incontro dei fedeli per omaggiare la ricorrenza di Sant’Antonio Abate presso la Parrocchia di Santa Maria Assunta a Doganella di Ninfa che è situata ai piedi dei monti Lepini tra ben due comuni importanti come Cisterna di Latina e Sermoneta. Per tradizione, in questo giorno si benedicono gli animali di campagna, di cortile, da compagnia e per l’occasione si distribuiscono i pani benedetti a tutte le persone presenti. Questo uso, in questa area territoriale, subì dei mutamenti a partire dalla fine degli anni ‘50 agli inizi anni ‘60 quando le famiglie venete, venute già da tempo a stabilirsi in queste campagne bonificate, vollero accostare a questa usanza anche la loro, ossia quella di preparare per tutti i partecipanti alla festa del santo anche la polenta di farina di mais con sugo di maiale locale e un buon bicchiere di vino. Un modo sano per ritrovarsi e condividere le diverse culture di vita, accostando la festa sacra alla popolare anche, in quest’ennesima occasione. Al mattino, dopo aver ascoltato la Santa Messa celebrata dal Parroco della chiesa è seguita la solenne processione con i trattori che hanno accompagnato la statua del Santo dalla chiesa fino ad abbracciare durante il percorso diverse frazioni limitrofe. Hanno accolto il rientro del Santo la banda musicale locale e i sindaci dei due comuni. Dopo, aver impartito la benedizione ai presenti, il parroco si è diretto presso i locali adibiti a cucina per benedire anche la polenta ed i pani. Dopo una sentita preghiera di ringraziamento a nostro Signore per averci dato la possibilità di ritrovarci in questa felice ricorrenza, abbiamo potuto con immensa soddisfazione, assaporare la deliziosa pietanza la cui ricetta è stata gelosamente tramandata dai loro avi e quest’oggi sapientemente preparata con dedizione dal Gruppo dei Polentari di Doganella. Sono seguiti i giochi di abilità per i più piccoli e ci hanno tenuti in armonia dei musicanti in costume che hanno accordato musiche allegre solfeggiando il flauto e palpeggiando la tastiera dell’organetto. Un saluto è rivolto esplicitamente a Don Rosario Barsi Presidente del comitato festeggiamenti della parrocchia, al Gruppo dei Polentari della parrocchia di Doganella di Ninfa, alle signore della Caritas che hanno contribuito preparando dolci specialità, al simpatico Angelo Croce ed a coloro che hanno collaborato allo svolgimento di questa gradevole giornata.
Articolo a cura di Giuseppe Del Greco
Fotoservizio realizzato da Patrizia Colangeli
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(Inserito da: Redazione il 20/01/2012 alle 22:51:47, in Eventi, linkato 612 volte)
Polvere è un cortometraggio diretto da Andrea D’Asaro e prodotto da Off!Cine, realizzato in collaborazione con la Film Commission Regione Siciliana/Sicilia Film Commission. Gli interpreti sono Leonardo Vanella, Totò Foti, Dario Garofalo, Cristian Mighali e Tony Santoro. La vicenda è ambientata nella città di Trapani e si snoda sul filo dei ricordi, scandita dai flashback del protagonista, che ripercorre le tappe del suo tentativo, mal riuscito, di doppio gioco perpetrato ai danni di due malviventi. È un’analisi della doppiezza adolescenziale e dell’incapacità di distinguere il bene dal male nei rapporti con gli adulti, buoni e cattivi maestri. La proiezione delle 20.30 è stata preceduta da un breve incontro con il regista.
Articolo a cura dell’Ufficio Stampa Nuovo Cinema Aquila
Fotoservizio realizzato da Patrizia Colangeli
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(Inserito da: Redazione il 19/01/2012 alle 23:59:26, in Eventi, linkato 715 volte)
Mercoledì 18 gennaio alle 22.00 il Nuovo Cinema Aquila ha accolto ancora una volta con piacere una figura simbolo della neo-commedia all’italiana: Luca Miniero, regista del sequel del trionfante campione d’incassi della scorsa stagione, nello stile delle migliori commedie all’italiana, quelle, per intenderci, che affrontano tematiche molto attuali nell’Italia di oggi. È lo stesso Miniero il primo a dimostrarsi entusiasta di questo approccio narrativo, sempre più calato nella realtà sociale. Per lui poi, napoletano che da anni si trova a meraviglia tra i lumbard, e se la cava benissimo anche senza fendinebbia, è davvero una pacchia! “Credo che l’aver vissuto diversi anni a Milano mi abbia aiutato a raccontare un nord più caldo e puro e forse meno di maniera. A mio avviso un nord più vero. Insomma smettiamola con la storia che i nordici sono freddi e basta, c’è tanta umanità al Nord come al Sud ma anche tante differenze. Personalmente comunque trovo più simile un milanese a un palermitano che a un celto, (che poi chi so’ ‘sti celti?) o a uno svizzero, e questo è un complimento naturalmente.” Miniero ci conferma poi, come molti suoi colleghi, quanto sia stimolante oggi per un autore di commedie doversi confrontare con un pubblico così desideroso di ridere, ma al tempo stesso ben attento a privilegiare volti e formule nuove. “La commedia di massa sta andando bene perché propone temi che piacciono al pubblico e comici spesso televisivi che il pubblico apprezza. Certo gli incassi non sono un sintomo di qualità e dunque penso che in questo filone ci siano film piacevoli ed altri molto meno. I temi sono sempre i medesimi e se qualcuno osa cambiare argomento il pubblico non lo segue più. Dunque luci e ombre a mio avviso: una commedia povera di temi che se ha la capacità di reinvestire i suoi incassi in una maggiore creatività può durare, altrimenti fra pochi anni staremo a dire di nuovo che il cinema italiano non lo guarda nessuno”.
Articolo a cura dell’Ufficio Stampa Nuovo Cinema Aquila
Fotoservizio realizzato da Patrizia Colangeli
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(Inserito da: Redazione il 15/01/2012 alle 23:09:24, in Eventi, linkato 757 volte)
Domenica 15 gennaio alle 20.00 il Nuovo Cinema Aquila ha aperto le porte al nuovo astro della commedia all’italiana Paolo Genovese e al simpaticissimo Maurizio Mattioli, regista e interprete del sequel del trionfante campione d’incassi della scorsa stagione. Un regalo atteso e assai gradito dagli amanti del cinema del quartiere Pigneto, sempre affamato di commedie garbate e adatte ad ogni pubblico e fascia d’età. È lo stesso Genovese a illustrarci quanto questa seconda occasione sia stata, in buona parte, più fruttifera e coinvolgente della precedente: “Il punto di partenza è che per ogni maturità raggiunta ce n’è sempre un’altra da conquistare, magari credi di esserti evoluto per certi aspetti ma poi ti imbatti in occasioni sempre nuove per dimostrare se sei diventato maturo o no. Dopo le vicende raccontate nel primo film, ogni personaggio questa volta ha l’opportunità di confrontarsi con nuove situazioni di crescita in una serie di storie diverse. Parallelamente al nuovo film, anche noi del cast, della troupe e della produzione, senza volerlo abbiamo compiuto un “viaggio della maturità”, non solo lavorando tutti con una dedizione, un affetto e un calore verso il progetto davvero rari, ma incrociando anche i nostri percorsi fuori dal set.” Genovese ci conferma poi quanto sia stimolante oggi per un autore di commedie doversi confrontare con un pubblico così desideroso di ridere, ma al tempo stesso ben attento a privilegiare volti nuove e formule lontane da quelle un po’ trite e pedissequamente riproposte fino a pochissimi anni fa. “Ogni sceneggiatore o regista ha tante storie nel cassetto e penso che se oggi io volessi girare un film diverso me lo farebbero fare perché ho portato dei buoni risultati; finché garantisci gli incassi hai carta bianca e di te si fidano, ma bisogna distinguere quando si parla di commedia, che è un termine onnicomprensivo: ci sono commediacce e capolavori assoluti che hanno vinto degli Oscar… Il problema è quando i produttori pensano “basta che faccia ridere” senza curare il prodotto, mentre per incassare bisogna fare belle commedie, quelle riuscite si impongono, quelle brutte no…”.
Articolo a cura dell’Ufficio Stampa Nuovo Cinema Aquila
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(Inserito da: Redazione il 14/01/2012 alle 23:53:05, in Eventi, linkato 783 volte)
Con L’Era Legale, ovvero l’incredibile ascesa di Nicolino Amore a Sindaco di Napoli, il regista e giornalista satirico Enrico Caria porta sullo schermo un altro provocatorio ritratto di Napoli, mescolando finzione e realtà, sogno e denuncia... In questo falso documentario, ai personaggi di fantasia si alternano gli interventi di personaggi reali e di spicco del mondo della cultura e della magistratura, come il direttore dell’Economist Bill Emmott, il giudice e autore di Romanzo Criminale, Giancarlo De Cataldo, il Vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia Vincenzo Macrì e il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso. Inoltre, a trent’anni da Il Pap’occhio, tornano insieme sullo schermo Renzo Arbore ed Isabella Rossellini, che interpreteranno sé stessi. Prodotto da Renzo Rossellini ed Eduardo Rumolo, L’Era Legale è distribuito da Bolero Film (che rinnova così il suo impegno nel sostenere il cinema indipendente e d’autore.
Articolo a cura dell’Ufficio Stampa Nuovo Cinema Aquila
Fotoservizio realizzato da Patrizia Colangeli
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(Inserito da: Redazione il 11/01/2012 alle 23:18:56, in Eventi, linkato 799 volte)
In scena fino al 29 Gennaio al Teatro Tirso c’è: Lo Sai che è Successo?, spettacolo comico, ma che fa anche riflettere poiché affronta con ironia i temi della vita, dell’identità e del proprio ruolo nel mondo. Tra gli attori Maxi Gigliucci, Janet De Nardis, Gianni Daddario, Micol Pavoncello, Leonardo Sbragia, Valentina Ghetti e Giuseppe Ragone. L’autore dello spettacolo è il romanziere Giorgio Amato, reduce dal grande successo di Tutta Colpa di Facebook scritto per la scorsa stagione insieme a Marco Liorni, mentre la regia anche in questa commedia è curata da Davide Fiandanese. Il ritmo, tra una risata e l’altra, coinvolge e lascia suspense fino agli ultimi minuti della rappresentazione perché gli interpreti sono in lotta tra di loro per rimanere in vita. Alla prima dello spettacolo, accolti da Deborah Bettega, molti volti noti, che, dopo il periodo delle feste, hanno avuto l’occasione di rinnovarsi personalmente gli auguriper questo 2012. Tra gli intervenuti personaggi televisivi e attori, come Sergio Assisi, Franco Oppini, Mara Adriani, Roberta Beta, Nicola Canonico, Serena Carassai, Enio Drovandi, Alessia Fabiani, Amedeo Goria, Sara Santostasi, Vincenzo Soriano, Saverio Vallone, Marco Liorni, Desy Luccini, Daniela Martani, Massimiliano Martoriati, Denny Mendez, Gloria Bellicchi,Roberto Onofri, Alex Partexano, Donatella Pompadour,Andrea Montovoli, i politici Lavinia Mennuni e Antonio Paris,i cantanti Filippo Merola e Tony Malco, iprincipi Carlo Giovanelli, Fulvio Rocco e Guglielmo Giovanelli Marconi, ma anche Walter Garibaldi, Antonio Saccone, l’autore Rai Francesco Gasparri e tanti altri che si sono soffermati fino alla chiusura del teatro non solo per rallegrarsi delle battute dello spettacolo, ma per anche per degustare gli ottimi dolci di D.&D., sapori ciociari, predisposti insieme a un cadeau, dal fratello di Janet, Antonio De Nardis. Molti altri personaggi si sono prenotati per i giorni seguenti, per non perdersi il successo di Lo Sai che è Successo?”.
Articolo a cura di Deborah Bettega
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(Inserito da: Redazione il 10/01/2012 alle 22:17:10, in Eventi, linkato 617 volte)
Martedì 10 gennaio Roma si è fermata per ricordare Joy e Zhou Zeng, le due vittime dell’orribile omicidio di Tor Pignattara. Alle 17.00 si è tenuta infatti una fiaccolata che ha attraversato la zona della Maranella proprio a Tor Pignattara. Subito dopo, alle 19.30 al Nuovo Cinema Aquila proiezione speciale gratuita di Io Sono Li, in collaborazione con Jole Film, Parthenos, Associna e Za Lab. Un necessario momento di dolore, dignità e incontro. Il cast tecnico e artistico del film presente per rispondere alle domande del pubblico presente. A seguito potete leggere la lettera che il regista del film Andrea Segre ha voluto scrivere dedicandola a questa giornata, intitolata appunto Le Candele di Torpignattara. “Quelle candele in Via Giovannoli, a Tor Pignattara mi fanno tremare. Di dolore. Abito a 100 metri da quelle candele. Passo in quella strada ogni giorno. Mia figlia va a scuola a pochi metri. E in quelle vie ho girato le prime scene di Io Sono Li. Il Laboratorio tessile di Shun Li è lì. In Via Tempesta, a pochi passi da quelle candele. È in quelle strade che ho provato a incontrare e conoscere la comunità cinese. A pochi metri da quelle candele. Così terribilmente vere. Segno di una morte inaccettabile. Di una violenza che taglia le vene di una città. Della sua vita. Fragile come la luce piccola di quelle candele. Candele così simili a quelle di Shun Li. Così lontane da quelle di Shun Li. Nel mio film la candela è tristezza e speranza. È funerale e festa. È silenzio e amore. Oggi a Tor Pignattara, nelle strade da cui il film è nato, le candele riescono fin qui ad essere solo dolore. Profondo dolore. Cerco da qualche parte la forza per sperare che anche loro riescano a diventare speranza e amore. Ma è davvero difficile. In mezzo c’è una bambina di 9 mesi. C’è suo padre. C’è la disperazione infinita di una madre. Dove trovare quella speranza? Ora è tempo del silenzio profondo. Del dolore. Ma martedì 10 gennaio il silenzio dovrà dare spazio alle voci, ai corpi, agli sguardi. Le candele verranno portate per mano. Saranno le candele che attraverseranno il quartiere. Che uniranno al dolore l’indignazione. Alla tristezza la necessità di reagire. Perché ora esiste un grande nemico da combattere: la distanza. Non lasciamo che la paura di questo dolore costruisca distanza. Non permettiamo a questo terribile silenzio di governare le nostre vite. Non concediamo alla nostra disperazione di diventare unico spazio di espressione. Io vivo, noi viviamo in queste strade. Giorno per giorno. I nostri figli crescono in questa Italia del futuro. Conosciamo le tracce profonde delle nostre fatiche. La puzza delle auto, le piazze scomparse, le ombre lunghe di palazzi soffocati. Il lavoro che scompare, i negozi che aprono e chiudono, le scuole che invecchiano, gli autobus stracolmi che cigolano nel traffico. Decine di culture, immigrazioni di mille Italie, donne e uomini d’oriente e Mediterraneo. Memorie e famiglie di criminalità autoctone innervosite da nuove concorrenze. Reti globali di business lontani e di poteri illegali. Pratiche di resistenza urbana, figlie di una borgata cresciuta e diventata nuova periferia tra Smart, MoneyTranfer e Slot Machine. È una terra viva e dura, è il cuore dell’Italia che o si fa nuova o perde. Sono le uniche strade dove l’immigrata calabrese degli anni ‘50 può capirsi con la donna bengalese appena arrivata. Ma sono le stesse strade dove entrambe possono non capire e prendere paura. Assessori e senatori xenofobi hanno cercato di immergerci nella paura e nella diffidenza. Governanti democratici hanno purtroppo perso tempo e occasioni. Artisti e intellettuali precari la attraversano affascinati, critici e immobili. Confusi. In troppi lasciamo che la realtà scivoli potente e impotente. Tor Pignattara è la sfida vibrante del presente. È la grande occasione per questo Paese di ricomporre ferite e dignità. Non so se ne saremo capaci. Ma è qui che ora bisogna provarci. Non bastano più polizie e telecamere. Servono le piazze, i parchi, i marciapiedi, i cinema, i teatri, le scuole, i mercati, i servizi. Servono le condizioni perché l’incontro diventi più utile e interessante dello scontro. Ora. Non domani. Intanto oggi fanno male, solo male quelle candele. E a loro diamo il tempo del dolore. Ma cerchiamo in questo grande dolore di trovare il respiro di una sfida comune. Con quel giusto silenzio che accompagna le lacrime, ma non le lascia sole”.
Articolo a cura dell’Ufficio Stampa Nuovo Cinema Aquila
Fotoservizio realizzato da Marco Del Greco
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(Inserito da: Redazione il 05/01/2012 alle 12:00:50, in Eventi, linkato 714 volte)
Una fiction-manifesto “contro l’indifferenza” e “non una fiction sul paranormale”. Così Lando Buzzanca presenta Il Restauratore, serie in dodici episodi, in onda in sei prime serate su Rai 1 a partire da domenica 8 gennaio, in cui veste i panni di i panni di Basilio Corsi, un restauratore dal tragico passato che, dopo aver scontato in carcere una pena di vent’anni, per aver ucciso i due criminali che avevano assassinato la moglie incinta, si ritrova a gestire un difficile dono: le “luccicanze”. Toccando degli oggetti, gli appaiono cose che gli altri non possono vedere e cerca di utilizzare queste premonizioni di fatti drammatici per cambiare il corso degli eventi ed evitare tragedie e delitti. Racconta l’attore: “Quando il produttore Alessandro Jacchia mi ha proposto questa storia mi sono preoccupato perché io non credo nel paranormale. Quindi ho cercato di dare credibilità al mio personaggio dandogli una fede laica, attraverso il suo dolore per la perdita della famiglia, la sua abnegazione per aiutare il prossimo ma soprattutto la sua lotta contro l’indifferenza. Mi sono ricordato degli scritti sugli indifferenti di Antonio Gramsci che avevo letto in gioventù. Anch’io penso che voltare la faccia dall’altra parte sia criminale. Insomma se ho accettato questo ruolo è per i valori di cui è portatore”, sottolinea Buzzanca. 76 anni portati in maniera invidiabile e innumerevoli film e fiction di successo all’attivo come Lo Scandalo della Banca Romana, Il Commissario Vivaldi, La Baronessa di Carini, Chiara e Francesco, I Viceré, solo per citarne alcune recenti, Buzzanca sottolinea di aver sempre “scelto con cura” i suoi copioni, “anche quando non ero nessuno”.
Articolo a cura dell’Ufficio Stampa Adnkronos
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